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In ricordo di Eric Antonio Maggiar

Si è spento all’età di 96 anni l’Avv. Eric Antonio Maggiar, socio fondatore del CMAE e figura di primo piano nel mondo del motorismo storico italiano.

Nato il 9 agosto 1930 ad Alessandria d’Egitto, in una famiglia profondamente legata al mondo dell’automobile e in particolare alle vetture americane, Maggiar è stato nel corso della sua vita avvocato, collezionista, studioso e raffinato conoscitore della storia dell’auto. Una passione, la sua, che andava ben oltre il semplice collezionismo: considerava infatti ogni vettura un vero e proprio documento storico, da conoscere, conservare e tramandare.

Il suo contributo è stato fondamentale anche per la nascita e la crescita del CMAE, di cui fu socio fondatore e per il quale stilò il primo Statuto. Sua anche la stesura del primo Statuto dell’ASI. Fu inoltre tra gli artefici dell’AISA, l’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile, e nel corso della sua carriera professionale prese parte a importanti vicende dell’industria automobilistica e motociclistica italiana.

Per il CMAE, però, Eric Maggiar non è stato soltanto un grande esperto e un protagonista della cultura motoristica, ma anche un amico con il quale condividere per decenni passione, conoscenze, storie e curiosità legate al mondo delle quattro ruote.

A ricordarlo oggi è Gippo Salvetti, presidente dell’Alfa Blue Team ed editore del nostro magazine Noi CMAE, che con Eric ha condiviso oltre quarant’anni di conoscenza e amicizia e che, attraverso alcuni aneddoti, ci restituisce il ritratto più personale e sorridente di un uomo dalla straordinaria cultura automobilistica.

Dire che l’avvocato Maggiar era persona squisita vuol dire fargli un torto: era una persona molto squisita. Con il suo bonario sorriso e la grande cultura motoristica, potevi stare delle ore ad ascoltarlo nei suoi vari aneddoti di cultore e collezionista di lunga data.

Non ci vedevamo di frequente, ma la mia conoscenza e amicizia con Eric ha radici oltre quarantennali. Grazie al CMAE, a Quattroruote e ai comuni amici Federico Robutti e Paolo Parigi.

Proprio Paolo mi ha raccontato un episodio di tanti anni fa. Era in volo sul suo Piperino insieme a Federico e, sorvolando le colline tra la Brianza e il Varesotto, i due notarono dall’alto un grande campo pieno di automobili, molte delle quali sembravano abbandonate. «Guarda Federico, che fantastico demolitore! Dobbiamo assolutamente andare a vedere se c’è qualcosa di interessante!», esclamò Paolo. Federico osservò meglio e lo corresse subito: «Ma quelle sono le macchine di Maggiar!».

Eric infatti era capace non solo di riempire qualche cascinale, ma di coprire i prati limitrofi alla sua casa con auto acquistate in ogni parte del globo, in attesa di possibili ed eventuali restauri.

Da avvocato fiduciario per lunghi anni della ditta Koelliker mi raccontò alcune vicissitudini, come il facile buco nei pistoni delle Jaguar XJ 2800 o le ruote che perdevano i raggi della nuova serie “S” delle Jaguar 3,4 e 3,8 e che, come lui raccontò, i proprietari nel silenzio del box sentivano fare «din, din»: erano i raggi che cadevano. Tutto ciò era dovuto, se non ricordo male, a una differente conformazione del ponte posteriore nel modello “S” rispetto alla MK II, che portava a maggiori tensioni sui pneumatici posteriori. Così quel «din, din» onomatopeico da lui raccontato era già fonte di sorriso.

Una cosa poi ci univa: la comprensione dell’Alfa Arna, che anche lui considerava un prodotto che non meritava l’irridente sguardo di compassione dei più. E fu molto contento quando gli recapitai a casa la fotocopia del libretto uso e manutenzione.

Ma fra tante belle auto americane, lucenti o rugginose, la sua Alfa 6C 2500, in splendida livrea bordeaux, faceva, come direbbe il Parigi, la sua porca figura.

Ciao Eric, buoni ottani lassù.

Gippo Salvetti

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